Tramandati di generazione in generazione secondo le antiche ricette, vengono prodotti in Sardegna tantissimi dolci tipici dal sapore unico ed inconfondibile, uno per ogni occasione.
Prodotti con le mandorle, come gli amaretti, i su gattou, i bianchetti ed il torrone; col formaggio o la ricotta, come is pardulas o le seadas, o semplicemente realizzati con farina, uova, zucchero e limone come i pirichuttus, solo per citarne alcuni.
Nonostante le varianti dolciarie delle varie aree dell’isola, vengono utilizzati quasi sempre gli stessi ingredienti, semplici ma decisi, aromatici e nutrienti, come miele, glassa, frutta secca, frutta candita, agrumi e formaggio.

Ogni paese della Sardegna ha un dolce tipico, con un suo gusto particolare, che varia da nord a sud dell’isola.
La cultura culinaria, in particolare quella legata ai dolci sardi, è fortemente rappresentativa della tradizione agricola e pastorale; d’altro canto, la significativa influenza culturale araba e bizantina, così come la dominazione spagnola, hanno reso la cucina sarda nel suo complesso una delle più atipiche italiane.
I dolci sardi sono veramente infiniti ed aspettano solamente di essere scoperti ed assaggiati.

Sebadas o Seadas

Di origine spagnola e barbaricina, le Sebadas o Seadas (nato come piatto salato), sono ormai un piatto tradizionale di tutta l’isola. Affonda le sue origini nell’antica cultura agropastorale, quando i pastori, rientrati a casa dopo la lunga stagione fredda che li aveva costretti ad una sorta di esilio fra le montagne, facevano ritorno a casa accolti dalla famiglia che preparava per loro piatti particolarmente saporiti.
E’ un dolce da friggere e servire con l’aggiunta di miele. Simili ad un grande raviolo, sono formate da due dischi di pasta fatta con la semola fine, strutto e acqua, ed un ripieno di formaggio acidulo aromatizzato con scorza di arancia o limone.
Il gusto caratteristico è dato dal contrasto del dolce del miele (miele di corbezzolo) e l’acidulo del formaggio al suo interno. Le seadas si devono consumare fresche, per fare in modo che la sfoglia non si secchi.

Fregola

La fregola si usa anche per preparare una specie di finta seadas: basta cuocerla per nove minuti con due cucchiai di zucchero ed estratto di vaniglia, nel frattempo si sciolgono in una casseruola dei lamponi con lo zucchero a velo e con del succo di limone, poi li si filtra per eliminare i semi.
In seguiti si scola la fregola, la si spadella con la salsa ai lamponi e la si impiatta mettendo due cucchiai di fregola, ricotta fredda e miele caldo.
Si ottiene un dolce al cucchiaio originale, creativo e con un cuore sardo.

Torrone

Il torrone è un delizioso panetto a base di miele, albume d’uovo, scorza di limone e mandorle o noci tostate.
La sua etimologia deriva dal latino “torrere”, che significa “tostare”. I più rinomati centri di realizzazione sono concentrati ad Aritzo, Guspini, Desulo, Pattada e Tonara, oggi centro principe per questa produzione dolciaria.
Elemento caratterizzante del torrone sardo, rispetto a quello degli altri centri italiani, è il miele nelle sue tante qualità (millefiori, di corbezzolo o eucaliptus).
Secondo la tradizione viene fatto squagliare a fuoco lento mescolando con un bastone in legno (sa moriga) di erica o di corbezzolo all’interno de su cheddargiu (un paiolo in rame) posto su un fornello costruito in mattoni, detto forredda.
Il fuoco viene alimentato da legna di agrifoglio, che ha una caratteristica molto particolare: non fa fumo! Il torrone sardo viene rimestato continuamente per quattro ore con gli albumi montati a neve.
A fine cottura poi si aggiungono le mandorle tostate e pelate (turrone de mendula) o le noci (turrone de coccoro) e nocciole (turrone de linzola). Il tutto dev’essere posto all’interno di apposite cassette in legno coperte da carta oleata e lasciato raffreddare. Solo alla fine di questo processo il torrone è pronto per essere tagliato e servito o venduti dai torronai, che una volta venivano chiamati scarratoneris, come il carretto che veniva utilizzato per spostarsi.

Sos pinos

Il miele è utilizzato come complemento in alcune pietanze dolciarie della tradizione isolana. I dolci chiamati sos pinos ad esempio, diffusi soprattutto nella zona del Goceano, vengono fritti dopo essere lavorati con il miele.
Presentano una forma sferica ed una tonalità dorata che si ottiene unendo piccoli pezzi di pasta fritta a forma di pinolo uniti fra loro mediante la cottura con il miele.

Pane ‘e saba

Fra le specialità merita menzione il pane ‘e saba, dolce diffuso in particolare nel Campidano di Cagliari e nel Nuorese.
Caratterizzato dal colore scuro del vino cotto, è intensamente fragrante, composto da farina bianca, lievito e “sapa” (un liquido ottenuto dal vino di uva fatto raffinare in cottura) ed uva passa.
Gli ingredienti possono variare con l’aggiunta di frutta secca (solitamente noci).
La forma della pasta può essere romboidale, rettangolare ed anche circolare.
Si tratta di una delle prime trasformazioni del pane in dolce, di origine rurale antichissima.

Copuletas

Le copuletas sono tra i dolci sardi più conosciuti originari in particolare della zona di Sassari.
Sono delle paste di forma circolare, con bordo leggermente ondulato ed un ripieno di marmellata, miele, mandorle e sapa.
Il tutto viene poi ricoperto da uno strato di glassa e decorato con piccole palline di zucchero colorato.

Pardulas

Le pardulas, note come formaggelle, sono delle morbide tortine di pasta croccante, ripiene di ricotta (le più delicate) o formaggio, all’aroma di limone, arancia o zafferano. In alcuni casi vengono insaporite anche con l’uvetta.

Papassìnos

I papassìnos, il cui nome deriva dal dialetto “papassa” ossia uva passa, vengono prodotti in tutta la Sardegna e specialmente nella zona centrale. Sono fatti da un impasto di pasta frolla ed uva passa, mandorle, noci, scorza di limone (o arancia) grattugiata e miele, e cotti al forno ad una temperatura di 200°.

Pistiddu

Altra specialità è il pistiddu, dolce tradizionale proveniente da una antica ricetta culinaria di Dorgali, di forma tonda e di colore giallo paglierino al ripieno di sapa.

Mangadagas

I mangadagas sono dolci di pasta intrecciata fritta e lavorata al miele, note anche come trizzas, acciuleddi, azzuleddhi.
Si tratta di spaghetti di pasta impregnati di miele che vengono ripiegati ed arrotolati fino ad assumere una forma di treccia.

Caschettas

Altre prelibatezze sono le caschettas, sfoglie di pasta ripiene di miele, zafferano e mandorle, diffuse in tutta la Sardegna ed in particolare in Barbagia.

Cruxioneddu de mindua

I cruxioneddu de mindua, noti anche come “culungioneddos de pendula”, sono ravioletti dolci alle mandorle costituiti da sfoglie di pasta sfoglia, con un colore giallo paglierino.
Una volta fritti, vengono ricoperti di un leggero strato di zucchero a velo.
Varianti al ripieno di mandorle, sono la crema pasticcera o la ricotta.
I ravioletti vengono immersi nell’olio da frittura a temperatura moderata; appena vengono a galla rivoltati e scolati, disposti su carta assorbente ed una volta freddi spolverati con lo zucchero a velo.

Orilletas

Le orilletas sono specialità a base di pasta sfoglia fritta ricoperta di miele ed al profumo d’agrumi, diffuse su tutto il territorio regionale, in particolare nella Baronia.
Il dolce viene lasciato raffreddare prima di consumarlo.

Bianchittos

I Bianchittos (o sospiri), di forma piramidale dalla superficie mossa ed increspata, presentano un colore bianco ed una consistenza friabile. Spesso sono decorati con mandorle e diavoletti colorati. Esiste una versione in dimensioni più piccole, sempre a forma di caramelline, chiamati bucconettes, appunto bocconi. Curiosità: sembra che la denominazione derivi da guelfi, i conosciuti combattenti medievali sostenitori del papa contro l’imperatore. Sono proprio le frange agli estremi dell’incarto di questi dolcetti che ricordano le merlature delle torri dei castelli.

Acciuleddi

sono un dolce tipico della Gallura: si tratta di croccanti treccine di strutto fritte e ricoperte successivamente dal miele.

Pistoccus

I pistoccus o savoiardi sardi, biscotti dell’area medio bassa campidana, molto diversi dal savoiardo tipico da tiramisù, in quanto si presentano più morbidi e profumati al limone o vaniglia.

Papai biancu

originario di Cagliari, ma esistente dal periodo medievale, è un budino al latte dolcificato con mandorla ed aroma al limone, conosciuto e preparato dai tempi remoti in Turchia ed in tutto il Medio Oriente.

Candelaus

I candelaus, dolcetti alle mandorle a forma di candeline o scarpette, decorati con lo zucchero come avessero veri orletti, e l’aranzada nuorese, dolcetto con miele, mandorle e scorze d’arancia caramellata, sono utilizzati per matrimoni, battesimi e cresime.

Pistoccheddus di Serrenti

sono biscotti provenienti dal medio e basso campidano, croccanti all’aroma di limone che riproducono varie forme animali, ricoperti di glassa e zuccherini.

Mostaccioli di Oristano

Da non perdere i mostaccioli di Oristano, a forma romboidale, morbidissimi, all’aroma di limone e ricoperti di zucchero, e le zippulas o zeppole sarde, conosciute anche come frisjoli o cattas, deliziose frittelle dalla forma allungata ed alla base di zafferano e buccia di agrumi, aromatizzate con liquore d’anice o sambuca, oppure con vernaccia.

[RICETTA]

 
 

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