Dalla Sardegna all’Africa e viceversa: andata e ritorno per nuove opportunità


di Federico Pesiri e Stefania Maffeo

Il Continente Nero esercita un fascino antico ed impenetrabile, oltre a rappresentare un elemento chiave della geopolitica; è un paese verso il quale l’Italia vanta ancora un rapporto speciale sul piano culturale e commerciale. Come pochi altri al confronto. Una sintonia con il Belpaese che, nella dimensione mediterranea e di “ponte di civiltà” con l’Africa ed il mondo arabo, ha vissuto i suoi momenti migliori.

Una storia ed un legame che partono da lontano come dimostra una ricerca pubblicata sulla rivista “Science” a cura dell’Università di Cambridge sul Dna dell’uomo di “Mota”: i sardi sono parenti stretti dei migranti che 4500 anni fa raggiunsero l’Africa da Europa ed Asia, probabilmente per l’isolamento geografico dell’isola, divenuta una capsula del tempo. Le migrazioni di ritorno da Europa ed Asia verso il continente africano sono iniziate molto prima di quanto ipotizzato (3.000 anni fa) e sono state massicce.
Ed i successori ai giorni nostri di questi migranti del neolitico sono i sardi, gli unici ad avere un corredo genetico simile a quelle popolazioni.
A riscrivere la storia dei flussi migratori preistorici è proprio il Dna di un uomo vissuto in Etiopia nella grotta Mota circa 4.500 anni fa, il primo ad essere recuperato e sequenziato in Africa, i cui geni indicano origini eurasiatiche.

Degna erede di cotanti geni è sicuramente Suor Maria Concetta Esu, 85 anni di Villasor (Cagliari), da 60 è in Africa come missionaria ed ostetrica. Con migliaia di “figli” (circa 34.000!). Figlia di San Giuseppe di Genoni, istituto religioso femminile fondato in Sardegna da Felice Prinetti, allora segretario dell’arcivescovo di Cagliari Vincenzo Gregorio Berchialla, è stata omaggiata da Papa Francesco con una prestigiosa onorificenza che esalta il suo esempio. Fin dal suo arrivo in Congo, le madri più povere, spesso lasciate sole nel momento più importante, la nascita di un figlio, si sono rivolte a lei. In Africa non è contemplata la pratica del figlio unico. “Le donne che non riescono a dare al mondo dei figli” – racconta la religiosa sarda – “vivono questa esperienza come un dolore, mentre c’è grande gioia per ogni bambino che nasce: una festa per tutto il villaggio”. La suora ha un segreto per portare avanti la sua missione di donna che ama la vita. “Tutto ciò è possibile solo grazie a una grande fede, perché chi opera è Lui, il Signore. Noi siamo solo strumenti nelle sue mani. Questa fede mi ha spinto sempre ad andare avanti, con gioia, pur nel sacrificio. Molte volte i parti avvengono di notte e, nonostante gli 85 anni, continuo a fare tutti i miei turni, con ciò che ne consegue…”. Suor Maria Concetta torna ogni tanto in Sardegna. L’Africa chiama: quella terra che oramai è casa sua, tra la sua gente. Continuerà a sostenere la vita ed a portare avanti l’impegno anche nei turni di notte, “quando” – termina – “possono esserci fino a 7 parti”.

Altra storia, altra vita, altra esperienza. Massimo Spano è un ingegnere e dagli anni Novanta ha lasciato la Sardegna per andare in Africa, in Guinea Equatoriale, nazione grande quanto la sua isola e popolata da un milione di persone.
“Sono partito come volontario di una Ong sarda, l’Osvic, per sostenere progetti della Cooperazione internazionale e per tanti anni ho seguito molte iniziative che sono state realizzate. L’aiuto dei sardi ha lasciato il segno. Quando poi il nostro Paese ha deciso di tagliare i fondi ormai avevo già iniziato a mettere su famiglia, mi sono messo a cercare lavoro, così sono impiegato nel settore delle costruzioni. All’inizio ero partito per sei mesi, che sono diventati due anni e poi sono arrivato alla scelta di rimanere, anche perché ho conosciuto mia moglie e, successivamente, sono arrivati i figli, Teresa, Guillermo e Matteo”
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Massimo è sposato con Sinforosa Nchama Nsue Ada, che lavora nel settore educativo del suo Paese, in particolare cercando di migliorare la condizione femminile delle giovani guineane.
“In Africa c’è un elemento che forse manca in Sardegna come pure nel resto del mondo occidentale: la vita a misura d’uomo è ancora caratteristica predominante nella società di questo continente, per cui i rapporti umani sono autentici ed hanno un valore importante. Io stesso quando torno in Sardegna sento tante lamentele sulle complicanze della vita, mentre il popolo della Guinea vive con gioia e semplicità”.

L’Africa è considerata un mercato in ascesa: il brand ChiGlo di design e moda realizzato da due gemelle sarde, le stiliste Chiara e Gloria Piscedda, ha l’obiettivo geo-commerciale di espandersi velocemente per ampliare l’offerta nelle economie emergenti e “sviluppate” del mondo, pur mantenendo il suo patrimonio culturale radicato in Sardegna. ChiGlo, che ha recentemente aperto nuovi uffici in Russia ed in Cina, ha iniziato l’espansione in Africa, unendosi ad un sempre maggior numero di marchi internazionali di lifestyle e di lusso che stanno aprendo attività nel Continente Nero, in particolare in Nigeria, Ghana e Sud Africa.
“ChiGlo è nata da un’innata passione per la moda, proveniente dalla nostra terra d’origine, così eclettica, incontaminata e colorata. Volevamo anche mostrare la Sardegna come un territorio di cultura, ricco di tradizione e storia, reinterpretando il suo tessuto sociale dal nostro personale punto di vista. Con ogni pezzo ed ogni collezione stiamo raccontando una storia. Quella della Sardegna, fonte di ispirazione di per sé, con i suoi ricchi costumi, simboli artistici di un mondo unico”.