Sardi e continente asiatico:
un legame in crescita


di Federico Pesiri e Stefania Maffeo

L’Associazione Isola Sardegna-Giappone è stata fortemente voluta da un gruppo di sardi residenti a Tokyo, ma col cuore sempre rivolto alla terra d’origine ricca di sapori, profumi e tradizioni difficili da dimenticare. Con questo spirito, questa passione e orgoglio per un pezzo di Italia sconosciuto a molti nel Paese del Sol Levante, hanno deciso di offrire a chi è già stato, o a chi vorrebbe andare, o ancora di più a chi non ne ha mai sentito parlare, l’occasione di assaggiare (attraverso la cucina), toccare con mano (attraverso laboratori), rifarsi gli occhi (attraverso proiezioni) e rilassare lo spirito (attraverso la musica) quella terra a loro così cara, ma tanto lontana!

Prendendo spunto dal concorso fotografico “La Sardegna vista dai Giapponesi”, hanno dato voce alle esigenze di entrambi, sardi e non, desiderosi di partecipare attivamente ad un’iniziativa stimolante e ricca di novità.
Il successo ha superato ogni più rosea aspettativa!!
Si chiama “1+1=3” ed un progetto di 3 giovani sardi che mira a supportare le piccole e medie imprese sarde che intendono affacciarsi verso mercati internazionali, con un approccio innovativo che utilizza la cultura come il cavallo di Troia per l’accesso ai mercati e il posizionamento dei prodotti.
Un team di giovani sardi: Maura Fancello, sinologa e manager culturale, Alessandro Pettazzi, economista e Francesco Nanu, chef, hanno deciso di sfatare il mito secondo cui con la cultura non si mangia. L’idea è quella di approfittare di eventi culturali per farle diventare occasioni di promozione del patrimonio isolano, in particolare quello eno-gastronomico, artigianale e della moda.

Il progetto si è sviluppato all’interno del programma regionale creato dall’ Aspal e coordinato dalla Fondazione Brodolini per la creazione di impresa: Talent Up Entrepreneurship and back. E presto 1+1=3 testerà la sua validità sul mercato Giapponese. Accompagnano l’esperimento anche altri due collaboratori nuoresi: Claudio Piga e Simone Manca.

Si comincia il 23 Settembre a Toga, in Giappone, dove nel corso delle Olimpiadi del Teatro a rappresentare l’Italia ci sarà il Macbettu, il Macbeth in lingua sarda premio UBU 2017, produzione di Sardegna Teatro. Il team 1+1=3 accompagnerà l’opera culturale con le eccellenze dell’isola. Accanto all’evento artistico-culturale una delegazione di sapori con la presentazione delle ricette della tradizione e alcune fra le eccellenze eno-gastronomiche isolane.

1+1=3 continuerà il suo viaggio a Okinawa, isola dei centenari, e Tokyo, dove in collaborazione con l’associazione ISOLA, saranno presentati gli scatti di Laura Mele e la mostra Chentannos, a cura di Manca Spazio. Il 4 Ottobre al Seadas Flower Cafe di Tokyo si terrà un evento di networking legato alla Sardegna, ai prodotti della tradizione e alla cultura dell’isola. Ospiti speciali dell’evento saranno i Tenores de Tokyo con le musiche dall’Isola. Francesco Nanu chef del Rifugio a Nuoro e del progetto 1+1=3 presenterà per l’occasione il Filindeu, prezioso piatto della tradizione nuorese nonché la pasta più rara al mondo.

Mellus, un pezzo di Sardegna a Dubai

By Elisabetta Norzi Published on October 12, 2017

Ascoltare i suoi racconti sulla storia e sulle tradizioni della Sardegna, una regione spesso poco conosciuta anche agli italiani, è un piacere raro. Alberto Caddeo, nato e cresciuto nel cagliaritano, oltre ad essere un profondo conoscitore della sua terra è il fondatore di un progetto unico: Is Mellus. Partito nel 2012, ha non solo l’obiettivo di portare i prodotti sardi nel mondo, ma di fare conoscere il prezioso patrimonio gastronomico della Sardegna, che significa anche storia, cultura e antiche maestrie.

La missione di Is Mellus è infatti quella di ricercare le migliori aziende alimentari sarde, esportare i prodotti e infine commercializzarli, spiegandone la provenienza e la produzione, fino al consumatore finale. In Sardegna lo chiamano “poeta”, ma Alberto Caddeo crede fino in fondo al suo lavoro: dietro un pecorino, una sebadas o una pasta tirata a mano ci sono infatti antiche tradizioni e un pezzo di Sardegna.

Alberto, che cosa significa Is Mellus ?

Is Mellus, in lingua sarda, significa semplicemente “i migliori”. Questo nome è stata una scelta per identificare un concetto, non per dire che i nostri prodotti sono migliori di altri, perché nel settore alimentare sappiamo che è sempre tutto molto soggettivo. Is Mellus significa quindi la miglior qualità possibile di un prodotto. Noi puntiamo infatti sul discorso di filiera, di tracciabilità: Is Mellus significa avere un prodotto incontaminato, che segue la natura nella sua produzione, come da tradizione antica, come si fa in Sardegna nelle colture e in tutto quello che riguarda il processo di creazione di un prodotto. Il nostro obiettivo non è solo vendere il pecorino, ma raccontare cosa c’é dietro quel pecorino. Ti racconto Antonio che ha fatto il formaggio, ti racconto da dove ha preso il latte e le tradizioni legate a quel prodotto. Un progetto più ampio, dunque, rispetto alla semplice vendita.

Perché ha deciso di lasciare la Sardegna ?
Come è nato il progetto ?

Is Mellus nasce circa 5 anni fa. Ad un certo punto, in Italia, dopo aver provato diversi investimenti, mi sono scontrato con troppe difficoltà e con una tassazione davvero troppo aggressiva. Allora ho deciso di puntare all’estero e inventarmi un nuovo lavoro, ovviamente sulla base della mia esperienza passata che è sempre stata nel settore delle vendite. Ho pensato: che cosa posso fare? La risposta è venuta da sé: promuovere il prodotto che conosco meglio, ovvero la mia terra. E allora ho iniziato a fare alcune ricerche, in tutto il mondo.

Perché ha scelto di partire dagli Emirati Arabi ?

Le opzioni ricadevano su Usa, Australia, Cina e Medio Oriente, che è arrivato solo alla fine perché stavamo puntando più verso la Florida. E così è spuntata la Dubai post crisi, parliamo del 2011-2012, quando la città si stava riprendendo e i movimenti commerciali nel settore agroalimentare verso il Medio Oriente si stavano muovendo bene. Un giorno ho fatto il biglietto per Dubai e sono venuto a dare un’occhiata, in occasione di Gulf Food. Dopo due settimane ho deciso di fare le valigie e pochi mesi dopo sono venuto qui: ho preso la mia licenza e piano piano ho avviato le conoscenze, le amicizie, i primi contratti con gli hotel e i ristoranti. Siamo via via cresciuti e ci siamo fatti un nome a livello internazionale.

Si è quindi creato un rapporto solido
tra gli Emirati e la Sardegna ?

Sia Dubai che Sharjah che Abu Dhabi sono in qualche modo legati alla Sardegna. Sheik Al Maktum e suo figlio Fazza vengono spesso nell’oristanese perché hanno diversi cavalli di razza sarda. L’anglo-arabo-sardo, come razza di cavallo, è tra le più rare e tra le più ricercate. A Sharjah abbiamo organizzato una bella manifestazione lo scorso ottobre: un evento culturale legato ai diversi comuni sardi nei quali gli Emirati, principalmente quello di Sharjah, ha avuto un ruolo fondamentale nel promuovere la nostra cultura a livello nazionale. Insomma, la Sardegna è molto considerata dagli arabi e noi stiamo cercando non solo di fare import, ma anche export da qui alla Sardegna, consolidando un legame in-out per i servizi, per il turismo, per la promozione della cultura.

Ci sono anche legami storici tra la Sardegna e il mondo arabo

Anche se in Sardegna gli arabi ci sono solo passati, come in tutto il Sud Italia ci sono state forti influenze. Anche la lingua sarda ha molte parole simili all’arabo, così come alcuni prodotti sono simili a quelli arabi, ad esempio il pane carasau e la bottarga. Insomma il legame è forte e stiamo lavorando per sancire un rapporto ufficiale. Al momento siamo gli unici in Medio Oriente a portare avanti questo genere di discorso: far rivivere il legame tra Sardegna e Medio Oriente che è stato in passato. E’ difficile, veniamo chiamati poeti più che commerciali, ma è un lavoro a cui teniamo molto. Sarebbe riduttivo vendere semplicemente un prodotto: non compri solo il pecorino, in quel prodotto c’è un pezzo di Sardegna.

La missione di Is Mellus è dunque quella di portare nel mondo la cultura e la storia che stanno dietro ai prodotti ?

La difficoltà più grande non è vendere il prodotto in sé, ma farne conoscere la provenienza. Ovviamente se vai a parlare con qualsiasi persona nel mondo, l’Italia è nota per Roma, Venezia, Firenze. Se parli della Sardegna in genere viene confusa con la Sicilia oppure non sanno proprio che cosa sia. Il nostro impegno sta nel fare capire che dietro c’è una storia molto importante, che è la storia di una parte dell’Italia, ed è proprio lì che nascono i prodotti di qualità, prodotti diversi da quelli di altre regioni e diversi dai prodotti commerciali nel mercato italiano. La nostra battaglia è davvero questa.

Diventa anche un modo per conservare le tradizioni, che in tante zone di Italia si stanno perdendo

Le tradizioni in Sardegna sono molto forti, soprattutto nei paesi dell’interno, non purtroppo sulle coste dove c’e sempre un mix. I 377 Comuni della Sardegna, ad esempio, sfilano tutti insieme a Cagliari in occasione della festa del patrono, Sant’Efisio, con i vestiti tipici. Sono giornate legate all’unione della Sardegna e a fatti storici. Nelle famiglie dei paesi più all’interno della regione si investe moltissimo sulla cultura, sui vestiti tipici che completo di gioielli costano anche 20-25 mila euro, fatti completamente a mano, dorati e orlati con pizzo. Per noi è una cosa molto seria la tradizione ed è importantissimo mantenerla. Per rimanere in campo gastronomico, in Sardegna esiste ad esempio un tipo di pasta fatta a mano che sanno tirare solamente 5 donne al mondo, un’arte che si tramanda di madre in figlia: i filindeu, fili d’oro o fili di Dio. Oggi questa è una pasta ricercata dai migliori chef del mondo.

Come selezionate i vostri prodotti ?

E’ complesso. Siamo sempre alla ricerca di nuovi prodotti. Diciamo che cerchiamo aziende che riescano a mantenere la qualità, il processo di produzione classico e tradizionale, ma che siano anche in grado di dare innovazione e di sapere stare al passo con i tempi. Ci affidiamo quindi a delle nicchie, ma anche a delle aziende più grosse che a livello internazionale siano bene o male più organizzate e che abbiano deciso di investire. In italia c’è spesso la paura di investire, quindi la difficoltà di trattare prodotti di nicchia è anche questa.

Quali sono i vostri principali clienti ?

Così come scegliamo i fornitori, scegliamo anche i clienti. Ovvero ristoranti e Chef che sappiano valorizzare il prodotto e la propria natura. Cerchiamo professionisti, altrimenti il prodotto viene identificato come “un prodotto come tanti”. Il nostro obiettivo è quello di chiudere questo circuito di promozione fino al consumatore finale, per non fare rientrare i prodotti Is Mellus in una lista di prodotti generici italiani. Reputo sia sbagliato che lo stesso lavoro non venga fatto anche con i prodotti tipici delle altre regioni di Italia. Sono contento quando nei ristoranti vedo nel menù che il tal ingrediente arriva dalla Toscana o dal Piemonte: è importante, a patto che al servizio ci sia una persona che ti sappia spiegare dove siano la Toscana o il Piemonte e quali siano le rispettive tipicità.

Vendete anche al dettaglio, come avete cominciato e dove possiamo acquistare i vostri prodotti ?

Abbiamo cominciato con una soft opening nel 2013, siamo stati il primo E-commerce regionale in Medio Oriente. Inizialmente abbiamo sondato il mercato con i diversi gruppi Facebook della comunità italiana di Dubai, abbiamo visto che i prodotti erano richiesti e siamo stati i primi a fare consegna a domicilio. Abbiamo quindi deciso di aprire una sezione dedicata del nostro sito, e-commerce che abbiamo avviato nella versione definitiva due anni fa. Piano piano ci stiamo legando non solo alla comunità italiana, ma anche alle altre comunità di expat: francesi, spagnoli, tedeschi, russi, tutte le comunità che all’interno dei diversi eventi che abbiamo fatto, come ad esempio il Ripe Market, hanno dimostrato interesse verso i nostri prodotti. Ma tra i nostri clienti ci sono o anche tanti locals e arabi: facciamo delivery in tutti gli Emirati.

Quali sono i progetti per il futuro ?

Is Mellus non è legato solo a Dubai. Dubai è il punto di inizio, un hub principalmente per la distribuzione. Un anno fa abbiamo cominciato anche in Arabia Saudita e da questa estate in Oman. Da circa un anno e mezzo, poi, abbiamo iniziato a sviluppare un franchising che può essere un negozio di prodotti sardi, un corner Is Mellus all’interno di un altro negozio, oppure un e-commerce dedicato, un’opzione più semplice per cominciare a commercializzare i prodotti, senza troppo impegno. Un qualsiasi partner, dunque, se decide di vendere prodotti sardi nella sua città, può farlo utilizzando la nostra logistica organizzata dalla Sardegna e può utilizzare il nostro supporto HT se si tratta di e-commerce. Il progetto si sta sviluppando molto bene e stanno arrivando richieste da tutto il mondo: a breve inauguriamo le prime aperture in Europa. Paradossalmente, abbiamo cominciato prima da Dubai, per consolidare il nostro brand a livello internazionale, e poi siamo tornati in Europa e in Italia con nuovi Partner. È indispensabile uscire dal cerchio per fare sentire la propria voce e poterla poi promuoverla più forte.