In giro per l’Europa...dalla Sardegna con


di Federico Pesiri e Stefania Maffeo

Sempre più sardi vanno via dal loro Paese. Ed a farlo sono, per la maggior parte, i giovani, alla ricerca di un futuro migliore. Per lo più scelgono un paese europeo. Dalla provincia di Cagliari si registrano i maggiori flussi migratori che riguardano tutta l’Europa; seguono Sassari, Carbonia ed Oristano secondo i dati dell’anagrafe degli Italiani residenti all’estero. Le mete preferite? Germania, Francia, Belgio, Svizzera e Inghilterra.

Targato Germania non è solo il flusso umano, ma anche quello dei prodotti. “Dici export, scrivi Germania” – commenta Antonio Matzutzi, presidente di Confartigianato Sardegna“e non solo per le affinità commerciali che, da sempre, rendono Berlino uno dei primi mercati di riferimento per i prodotti made in Sardegna. Per la nostra regione la Germania è un prezioso partner di mercato con cui intratteniamo buoni rapporti da molto tempo. L’economia tedesca è ancora molto forte: inoltre i prodotti sardi sono molto apprezzati in questo Paese. Molto interessante è la crescita del settore dell’agroalimentare, un comparto che sempre più risponde alle esigenze di una clientela che, nel corso degli anni, ha modificato ed affinato i propri gusti e stili alimentari”.

Qualche dato? L’export sardo in Germania vale 41 milioni, di cui 33 commesse di piccole e medie imprese. Vola alto sui dazi Usa, sull’embargo in Russia e sulla Brexit.

I dati dei primi 6 mesi del 2019, realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna su dati Istat, registrano un +21,5% rispetto allo stesso periodo del 2018, attestando che la Sardegna sia la seconda regione italiana per ritmo di crescita verso la Germania: solo la Puglia ha fatto meglio con un +36,1%.

I prodotti più venduti in assoluto sono quelli derivati dalla raffinazione del petrolio. Tra quelli più commercializzati dalle Pmi sarde, i lapidei, i prodotti in metallo, vini, bibite e prodotti delle imprese lattiero-casearie. Sotto il milione di euro, una lunga lista di vari prodotti come quelli agricoli, tessili, calzature, legno e sughero, quelli da forno, ma anche frutta e ortaggi freschi, piante vive pesci e crostacei.

Da Ossi (Sassari) all’Inghilterra la corsa di Chiara Careddu in sella ai purosangue

La giovane amazzone vive a Newmarket, una cittadina di 20.000 abitanti della contea del Suffolk; lavora in uno dei team più prestigiosi del Regno Unito, specializzato nella preparazione dei cavalli da corsa di ricchi sceicchi e miliardari. Migliaia di chilometri la separano dalla sua Ossi. Ma non le pesano: ha raggiunto un obiettivo che per il momento è solo una tappa di un percorso che si annuncia pieno di soddisfazioni. Chiara ha sempre amato i cavalli.

“Volevo diventare fantino a tutti i costi e nel 2016 ho fatto domanda alla Racing school di Newmarket, città dove vivono centinaia di sardi tutti legati al mondo degli sport equestri. Superare gli esami non è stato facile. Test fisici intensi, scatti, flessioni, addominali. Un fantino deve avere una preparazione fisica perfetta. Dopo nove mesi di dure lezioni la grande soddisfazione. Ho trovato subito un posto di lavoro nella scuderia di Luca Cumani, uno dei migliori allenatori. Ora cavalco i cavalli da corsa della scuderia di Roger Varian. Animali di ricchi sceicchi arabi e milionari inglesi: il loro valore può arrivare anche a 200.000 sterline”.

Anche il teatro è in viaggio verso Inghilterra e Germania: lo spettacolo “Istòs” parte da Mogoro (Oristano) per raccontare il mondo della tessitura sarda nell’ambito del progetto Memory Wefts.

Trame, tessuti, fili che parlano di identità locale, antichi saperi, tradizioni e territorio sono il filo conduttore di un viaggio che varca i confini della Sardegna per presentare all’estero la cultura sarda. Il progetto, dal nome inglese che significa Trame di Memoria, ha come obiettivo quello di riscoprire la storia locale raccontando la tessitura tradizionale sarda ad un pubblico internazionale attraverso uno spettacolo teatrale evocativo, multidisciplinare, fatto di gesti, danze e di suoni, ispirato al racconto “Il cervo in ascolto” di Salvatore Cambosu che narra, in chiave allegorica, la nascita delle varie tradizioni tessili della Sardegna. “Istòs” (deriva dal greco e significa telaio) racchiude il senso del progetto: è composto da vari prodotti culturali che consentono agli spettatori di entrare completamente nel mondo delle tessitrici sarde da diverse prospettive.

Parti essenziali del progetto sono: lo spettacolo in sé e la musica inedita realizzata ad hoc per lo spettacolo e suonata dal vivo; le scenografie, costruite anche con tappeti e arazzi realizzati da una selezione dei migliori artigiani del settore, che diventeranno una mostra visitabile sul palco alla fine dello spettacolo; i costumi, ispirati alle varie tradizioni tessili dell’Isola; uno show realizzato con la penna grafica che verrà proiettato durante lo spettacolo per stupire il pubblico; il Mondo Nuovo (strumento di pre-cinema), che sarà visionabile prima e dopo lo spettacolo, che sbarcherà a gennaio 2020 ad Hannover ed a Londra, nello stesso periodo in cui si tengono due grandi fiere dedicate al settore tessile, il Domotex (Hannover) ed il Larta ( Londra).

Ecco, così si costruiscono ponti tra terre lontane, apparentemente diverse, ma con tratti comuni, come la tessitura, e si favoriscono proficui scambi di conoscenze. La cultura made in Sardinia si affaccia al resto del mondo, per portare conoscenza in un’ottica di sviluppo turistico ed economico. Fiore all’occhiello della campagna di comunicazione sarà un videogioco narrativo che porterà l’utente in un viaggio alla scoperta della tessitura tradizionale sarda attraverso un percorso fatto di luoghi, personaggi e tradizioni identitarie della Sardegna. Legato allo spettacolo teatrale, è anch’esso ispirato al racconto di Cambosu, ma ambientato in epoca contemporanea. Il videogioco sarà progettato anche in ottica turistica e promosso nei vari luoghi dell’Isola protagonisti del viaggio interattivo. Ismaele Marongiu e Lara Melis, progettisti: “Abbiamo voluto dare dei tratti innovativi al nostro videogioco inserendo, tra i personaggi, delle persone reali. Gli utenti potranno contattarle ed incontrarle di persona, per prenotare una visita guidata o un altro tipo di esperienza che gli consenta di conoscere meglio i luoghi di questo viaggio e quindi la cultura identitaria dell’Isola”.

Una riflessione conclusiva è d’uopo. Giacomo Casti, per Meltemi Editore, ha pubblicato un bel testo, “Sardi, Italiani? Europei”.

Antropologia pop? Può darsi. Tentativo di auto-etno-analisi? Anche. Trattatello cultural-esistenziale sotto forma dialogica? Perché no. Ciò che è certo è che queste conversazioni con Francesco Abate, Giulio Angioni, Giancarlo Biffi, Jacopo Cullin, Marcello Fois, Elena Ledda, Frantziscu Medda Arrogalla, Michela Murgia, Omar Onnis, Alexandra Porcu, Alessandro Spedicati Diablo, Pinuccio Sciola, Gigliola Sulis, registrate e trascritte tra il 2014 ed il 2017, vanno nella direzione opposta alla lamentela, alla recriminazione sterile, al rimpianto. Dall’indipendenza dell’Isola al problema della lingua e della cultura sarda, dalla questione generazionale alle utopie e le distopie possibili nel proprio luogo, Casti contribuisce, in dialogo con tredici scrittori, intellettuali ed artisti sardi, a una riflessione collettiva su cosa significhi essere, oggi, sardi, italiani, europei.