SAN BIAGIO, LA FESTA DEI BAMBINI

SAN BIAGIO, LA FESTA DEI BAMBINI

di Miryam Schinocca

Il 3 febbraio, per i Sardi, è Santu Brai o Santu Biasu.

Il culto di questo Santo ha probabilmente origini bizantine ed è noto per essere un taumaturgo, per la sua capacità di risanare soprattutto le malattie della gola attraverso una serie di usanze e rituali quali, ad esempio, adagiare sulla gola due candele incrociate, l’unzione con olio benedetto, l’elargizione di dolci benedetti.

La festa ha infatti carattere propiziatorio: i cittadini chiedono al Santo protezione dai malanni dell’inverno e soprattutto dal mal di gola.

La festa di San Biagio è particolarmente sentita in paesi come Villasor e Dolianova, dove è il Santo Patrono, ma anche e soprattutto a Gergei, nel Sud della Sardegna, dove la festa assume delle forme particolarmente solenni.

Protagonisti indiscussi sono i cosiddetti Obreris, i bambini deputati ad organizzare la festa di San Biagio; Su capobreri, nominato quattro anni prima da un suo predecessore, nomina a sua volta il suo successore, che, quattro anni dopo, sarà il responsabile e l’organizzatore della festa.

Tutto ha inizio alla vigilia, la sera del 2 febbraio, attorno ad un falò preparato nel sagrato della Chiesa con la legna e le erbette aromatiche raccolte alcuni giorni prima da is obriereddus. Al rintocco delle campane, tutti vi si riuniscono attorno ed è un grande spettacolo di suoni e balli, luci e colori, cui si mischia il profumo de is piricchitteddus, i dolcetti tipici fatti in casa e offerti ai presenti.

Ma a Gergei si rinnova ogni anno anche la tradizione de “Su Sessineddu”, unica in Sardegna e in Italia. Si tratta di una composizione di frutta e fiori tenuti insieme da foglie lunghe e piatte del “sessini” cui si appendono fichi secchi, pezzetti di lardo e di salsiccia, un rosario fatto con la pasta e cotto al forno con il pane, grappoli di profumatissimi narcisi. Il tutto viene intrecciato, con estrema abilità ed esperienza, con “su cordonittu”, un cordoncino di lana ritorta di diversi colori.

Su Sessineddu sarà portato al collo per tutto l’anno per proteggersi dalle disgrazie e dal mal di gola. Il giorno della festa, invece, viene portato in processione sia da bambini che adulti, fino a raggiungere la chiesa dove viene solennemente benedetto.

Sull’origine del rito della benedizione de Su Sessineddu non si hanno precise notizie, se non quelle che lo possono accomunare agli usi e alle tradizioni della religiosità popolare, tipica di società prevalentemente agricole e pastorali. Fonte certa è la raffigurazione de “Su Sessineddu” in mano a un bambino egiziano, riprodotto su una parete di un tempio faraonico, scoperto negli anni Ottanta. Da quel che sappiamo, si tratta infatti di un oggetto ornamentale delle processioni agli dei egizi, portato come dono nei cortei trionfali o durante i riti funebri dei Faraoni d’ Egitto.

I riti si concludono con la benedizione effettuata dal sacerdote mediante le candele incrociate e la distribuzione ai presenti del pane e dei dolci benedetti. In virtù della benedizione ricevuta e del simbolismo che si cela dietro la festa, questi stessi alimenti acquistano un potere taumaturgico e vengono utilizzati nel corso dell’anno per curare il mal di gola.

Il programma del 2020 prevede:
Domenica, 2 febbraio 2020:
a partire dalle ore 19,00 – Piazza San Vito: Foghidoni di San Biagio; Cena tradizionale con fave e ceci; Bruschettata; Musica e balli con il Maestro Marcello Caredda
Lunedì, 3 febbraio 2020:
ore 15,30 – Chiesa di San Vito Martire: Processione
ore 17,00 – Chiesa di San Vito Martire: Santa Messa Solenne. A seguire la Benedizione de is Sessineddus e del pane da distribuire ai fedeli.
Nei giorni 2 e 3 febbraio 2020, presso su Colloquiu sarà allestita una mostra che racconterà tutte le fasi di preparazione de Su Sessineddu.